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CHI SIAMO

Futuragra è un'associazione culturale nata nel 2004 a Pordenone, composta da imprenditori agricoli e supportata da consulenti scientifici. Futuragra intende confrontarsi con le tematiche inerenti l'innovazione tecnologica, la cultura d'impresa, la difesa della proprietà privata e del libero mercato nel settore agricolo.

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FUTURAGRA: LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO D RAGIONE AGLI AGRICOLTORI. SEMINARE MAIS OGM E UN DIRITTO

Pordenone, 29 gennaio 2009Sarà il maiscoltore friulano Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra, l’associazione di imprenditori agricoli che si batte per l’introduzione delle biotecnologie e per la libera scelta degli agricoltori, il primo a poter seminare mais OGM in Italia. Il Consiglio di Stato, al quale l’agricoltore aveva fatto ricorso perché fosse riconosciuto il suo diritto a scegliere cosa seminare in forza della normativa comunitaria gli ha dato ragione. La sentenza n. 183 del 19 gennaio 2010 stabilisce che il Ministero delle politiche agricole è tenuto a rilasciare l’autorizzazione alla semina di varietà iscritte al catalogo comune e ha fissato un termine di 90 giorni per il rilascio dell’autorizzazione.

 

 

 

La sentenza è inequivocabile: seminare Ogm è un diritto degli agricoltori e le linee guida sulla coesistenza non sono e non potranno essere un ostacolo all’innovazione, afferma Duilio Campagnolo, Presidente di Futuragra. Gli agricoltori hanno deciso e andranno avanti. Le associazioni di categoria facciano adesso la loro parte”. 

In sintesi la sentenza chiarisce che:

 

1) Le regioni non possono avere interesse contrario all'applicazione del diritto comunitario vigente in materia e non intervengono in alcun modo nel procedimento di autorizzazione che è di competenza esclusivamente statale.

 

2) Il diritto comunitario riconosce il diritto alla scelta della modalità di coltivazione e 'l'iscrizione di una determinata varietà di semente transgenica nel catalogo comune ha efficacia in tutti i Paesi membri;

 

3) le varietà di mais geneticamente modificate per le quali è stata richiesta l’autorizzazione alla messa a coltura sono già iscritte nel catalogo comune europeo, e dunque non vi sono ostacoli di carattere sanitario o ambientale che ai sensi dell’art. 23, direttiva 18/2001, giustifichino un intervento precauzionale dello Stato membro in termini di divieto o di limitazione della coltivazione;

 

4) non si può ritenere che in attesa dei piani di coesistenza regionali, venga meno l’obbligo di istruzione e conclusione dei procedimenti autorizzatori disciplinati, con disposizioni specifiche non toccate, neppure indirettamente, dalla declaratoria di incostituzionalità, da fonti legislative (e regolamentari) diverse dal d.l. n. 279/2004;

 

5) Sono annullati tutti gli atti impugnati: a) il provvedimento di diniego opposto a Dalla Libera, b) la Circolare del 31/03/2006 (nota come circolare Alemanno che subordinava la coltivazione di mais OGM in Italia all’adozione dei piani di coesistenza regionali)

 

6) Si ordina al Ministero diconcludere il procedimento autorizzatorio conformemente ai principi dettati nella sentenza, cioè dare l'autorizzazione alla semina, nel termine di 90 gg dalla notifica della sentenza o dalla comunicazione.

 
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